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Il settore cambia dimensione, è ecoagroalimentare

Il settore cambia dimensione è ecoagroalimentare
Abbiamo una grande opportunità, lo sapevamo, ma è utile ribadirlo. La sfida della sostenibilità si affronta attraverso l’ulteriore valorizzazione dei punti di forza dell’agroalimentare italiano e risolvendone le criticità. La richiesta di sostenibilità sarà sempre più alta:
- i mercati azionari guadagnano di più investendo su aziende sostenibili,
- il consumatore chiede sempre più salute, qualità, trasparenza e cerca fiducia nel brand. La politica EU, il cittadino, impone il cambiamento.
Il sistema agroalimentare dovrà, quindi, superare ostacoli culturali, organizzativi ed infrastrutturali. Necessaria l'innovazione trasversale di processo, organizzativa e tecnologica e creazione del consenso, della fiducia e trasparenza tra gli operatori.
Occorre fare sistema, occorre cambiare paradigma. Passare all'ecoagroalimentare.

 

È ora che l’Italia faccia "sistema" nel settore.

Abbiamo una grande opportunità, lo sapevamo già, ma è utile ribadirlo.

L'Europa ha espresso con il Green New Deal e la Strategia Farm To Fork una serie di obiettivi per arrivare alla neutralità climatica entro il 2050.

La sfida della sostenibilità è un’opportunità per l’agroalimentare italiano, pur in un contesto complicato e condizionato come quello attuale.

I nostri prodotti alimentari:

  • hanno un posizionamento ed una reputazione mediamente più alta di quelli delle altre nazioni,
  • sono perfettamente allineati anche ai nuovi driver di consumo emergenti (gratificazione, qualità, genuinità) e rafforzatisi con la pandemia.

Il rischio per l’agroalimentare italiano è che gli altri competitors possano ridurre il gap attraverso la piena e veloce adesione alle nuove politiche EU.

Occorre valorizzare ulteriormente i nostri punti forza e dall’altra risolvere le note criticità del sistema, in una logica di sostenibilità, in modo che il vantaggio competitivo aumenti.

Deve esserci consapevolezza che questa è una strada inevitabile da intraprendere, perché la richiesta di sostenibilità sarà sempre più alta da parte dei principali stakeholder.

I mercati azionari stanno innalzando l'asticella, gli investitori vogliono sempre più capire se le aziende sono sostenibili. Infatti, gli investimenti in questa direzione già rappresentano il 48% dei finanziamenti erogati: si guadagna di più investendo su aziende sostenibili.

Inoltre, entro quest'anno verrà approvata la tassonomia UE che classifica le attività sostenibili dell’agroalimentare e che, quindi, potranno essere monitorate dando origine ad un rating specifico.


"Tutte le aziende della filiera dovranno
adeguare organizzazione, processi e prodotti
agli standard di sostenibilità."

 

Le loro performance diventeranno vincolanti per le aziende partner quotate, che dovranno conseguire la premialità finanziaria.

 

Non terminano, però qui, le sfide per il passaggio all’eco-agro-alimentare.

 Le aziende dovranno andare incontro ai nuovi trend di consumo post covid, dove il consumatore chiede sempre più prodotti alimentari rispondenti ai temi della salute, della qualità, della trasparenza e cerca rassicurazione, fiducia nel brand.

Inoltre, la crisi economica ha accentuato il fenomeno della polarizzazione dei prezzi (aumento dei volumi per il prodotto di basso prezzo e aumento della quota per il prodotto di alto prezzo).

Questo comportamento di consumo sarà ulteriormente influenzato dai costi emergenti per la sostenibilità, che presuppone maggior efficacia ed efficienza, risolvibili con la digitalizzazione e l'implementazione delle tecnologie emergenti (soluzioni agricoltura/industria 4.0 con blockchain, IoT, AI), senza le quali non si può pensare di arrivare dal punto di vista operativo alla sostenibilità.

Il sistema agroalimentare, quindi, dovrà superare ostacoli culturali, organizzativi ed infrastrutturali per diventare anche eco.

Il sistema dovrà evolvere ad un livello superiore.

 

"Tutte queste sfide si vincono con l’innovazione
trasversale di processo, organizzativa e
tecnologica, ma soprattutto capacità di
visione futura e competenze per gestire il cambiamento."

 

Per cui innovazione a tutti i livelli e, soprattutto, creazione del consenso, della fiducia e trasparenza tra gli operatori.

 

"Occorre fare “sistema”.

 

Un fattore positivo è che gli obiettivi del Green Deal sono già condivisi in buona parte con consapevolezza dai consumatori e, quindi, gli sforzi delle aziende potranno essere riconosciuti da un punto di vista economico dal mercato.

Noi ci siamo.

"Alimentiamo l’innovazione per il sistema eco-agro-alimentare del futuro"

Gianfrancesco Meale

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