PNRR manca la visione futura del settore agroalimentare italiano

PNRR manca la visione futura del settore agroalimentare italiano
Manca la visione futura del settore agroalimentare italiano.

Nel PNRR si considera marginalmente l’agricoltura e tutto l’agroalimentare.

Eppure, l’agroalimentare italiano è il più grande settore del manifatturiero e richiede una specifica attenzione e visioni di lungo termine.

Iniziamo a chiamare le cose nel modo giusto, anziché a parlare in modo riduttivo di Recovery Fund senza dare dovuto significato al concetto insito in “Next Generation EU”.

Ne emerge un futuro nebuloso anche per il ministro Bellanova con un piano elaborato continuando a pensare nella stessa modalità che ci ha condotto oggi alla realtà che è invece necessario cambiare.

Migliorare la capacità e l'integrazione delle filiere con una più equa distribuzione del valore e potenziarle con l'utilizzo delle nuove tecnologie: il cuore del problema non può essere risolto con 800 milioni in 4 anni.

Manca la tensione creativa. Un filo conduttore, la descrizione del modello futuro
ecoagroalimentare da conseguire e quindi il percorso che ci conduca dalla situazione attuale allo scenario futuro delineato dalle strategie di politica comunitaria, sostenuto dai mercati finanziari e auspicato dai consumatori.

 


Le “Linee guida per la definizione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza” (PNRR) sono passate in sordina, coperte dalle polemiche politiche, malgrado sia il primo passo per dare avvio ai programmi di rilancio dell’economia post Covid-19.

Addirittura, il grande sforzo comunitario per la transizione energetica (almeno il 37% dei fondi stanziati) nel PNRR sembra non riguardare l’agricoltura e tutto l’agroalimentare, sino alla ristorazione, a cui si dedicano pochi contenuti.

Eppure, l’agroalimentare italiano è il più grande tra quelli del manifatturiero, con una produzione dal valore stimato in 114 miliardi di euro e genera il 7% delle emissioni di gas serra con le aziende che purtroppo investono ancora poco in sostenibilità.

Durante il lockdown, il sistema ha retto contribuendo con la Sanità a far proseguire la vita degli Italiani.

Ha tutti i numeri per dare da subito un contributo rilevante alla crescita del Pil, ma richiede una specifica attenzione e visioni di lungo termine, se non vogliamo che la competitività del marchio Made in Italy che oggi si vende da solo, si riduca nel tempo per la nostra incapacità di cogliere il cambiamento.

 

"Iniziamo innanzitutto ad orientare il pensiero

chiamando le cose con il nome giusto

Next generation EU”.

 

Il preciso riferimento al fatto che sono fondi utilizzabili e presi in prestito alle generazioni future europee è fondamentale nel dibattito. Con questa chiara consapevolezza e con il rigore etico che richiedono le scelte, possiamo solo allora declinare al meglio l’idea di futuro del settore.

 

"E’ invece vero che continuando a parlare di

Recovery Fund si stia delineando il concetto

futuro nel modo più semplice e statalista."

 

Un futuro nebuloso anche per il ministro Bellanova e per i vari consiglieri, un piano elaborato continuando a pensare nella stessa modalità che ci ha condotto oggi alla realtà che è invece necessario cambiare. Accontentare tutti.

Cito ad esempio i contributi destinati per migliorare la capacità logistica delle filiereincentivare l'integrazione e una migliore e più equa distribuzione del valore lungo la catena di approvvigionamento attraverso l'utilizzo delle nuove tecnologie emergenti.

Il cuore del problema risolto con 800 milioni in quattro anni.

 Da più parti il giudizio è negativo.

 

 "Manca la tensione creativa."

 

Un filo conduttore. La descrizione del modello futuro eco-agro-alimentare a cui tendere e che si deve conseguire e, quindi, la descrizione del percorso che ci conduca dalla situazione attuale allo scenario futuro, che è stato chiaramente indicato anche negli obiettivi di Sviluppo Sostenibile fissati dall’Onu, poi delineato dalle strategie di politica comunitaria e già sostenuto dai mercati finanziari, nonché auspicato dai consumatori.

 

"Occorre anche una visione d’insieme."

 

Non è possibile continuare a spacchettare l’agroalimentare dal territorio e dalla cultura enogastronomica di cui è espressione. Elementi ulteriormente valorizzabili con la digitalizzazione, non solo applicata a livello produttivo, ma soprattutto a livello mediatico, presentando al mondo, in un unico brand ombrello i luoghi e la cultura di origine del Made in Italy.

 

Gianfrancesco Meale

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