La TRIZ: una vera e propria teoria dell’invenzione!

Teoria dell'invenzione e agroalimentare
La forte competitività presente nei mercati ha spostato l'attenzione sull'innovazione e sull'applicazione di metodologie per rendere meno casuale il processo della generazione di nuove idee.
Ma come è possibile:
- programmmare un'attività creativa, caratterizzata dall'eccezionalità e dagli esiti incerti?
- ridurre o accelerare i tempi del progetto innovativo?
- mettere un punto un prodotto o un processo che si differenzi sul mercato?
- replicare il processo di innovazione?

L'autore interpreta il processo creativo ed illustra la teoria TRIZ, fornendo alcuni esempi applicativi e ponendo un quesito chiarificatore:
“Cosa hanno in comune una nocciolina, un diamante ed un peperone?!? ”

 

 

“Abbattere i costi,

ridurre i tempi di produzione e

aumentare la qualità del prodotto ”.

 

Questo è lo slogan che ha accompagnato il panorama aziendale registrato dal secolo scorso, attraverso la sistematizzazione delle disposizioni e dei metodi aziendali, dapprima focalizzando l'attenzione sulla produttività con i sistemi di produzione (concetti di “Just in Time” e “Lean Thinking ”), per poi passare alla qualità con le tecniche di controllo del processo (“Total Quality Management”) e alle logiche della produzione a zero difetti della statistica" Six Sigma ".

La forte competitività presente nei mercati ha, poi, spostato l'attenzione sull'innovazione ed, in particolare, sull'applicazione di metodologie per rendere meno casuale il processo della generazione di nuove idee.

Stiamo assistendo, infatti, a cicli di vita dei prodotti sempre più legati a questo contesto non è più possibile procedere per tentativi o guardare cosa fanno gli altri ed imitarli.
Questo significa che le aziende non possono più permettersi di affidare le proprie innovazioni alla sola genialità del singolo o all'invenzione che deriva da anni di studi e sperimentazioni di interazione, senza l'utilizzo di metodologie concrete, strutturate e veloci.


Necessario pianificare, organizzare e gestire il processo inventivo.

Ma come è possibile:

  • programmare un’attività prettamente creativa, caratterizzata dall'eccezionalità e dagli esiti incerti?
  • ridurre o accelerare i tempi del progetto innovativo?
  • mettere un punto un prodotto o un processo che si differenzi sul mercato?
  • replicare il processo di innovazione?

Questo è possibile perché esistono metodi e strumenti di supporto al processo creativo.
 


Il pensiero limitante


Esistono condizioni psicologiche, personali ed ambientali, in grado di favorire o inibire il processo creativo.

Normalmente il nostro pensiero tende a procedere seguendo gli schemi preordinati, che sono radicati nella nostra mente, indotti dalla modalità con cui abbiamo man mano vissuto le nostre esperienze.

Siamo condizionati dalla rappresentazione della nostra realtà che è percepita secondo i limiti del nostro modello mentale.
L'abitudine di vedere una certa situazione solo da un determinato punto di vista, la consuetudine del “si è sempre fatto così ...”, la comodità di riproporre impostazioni già collaudate limitano la visione di nuove opzioni e soprattutto la realizzazione di nuove soluzioni.

 

Il processo creativo


Nel processo creativo molto spesso l'ostacolo non è l'idea, ma la capacità dell'individuo / organizzazione di elevare la stessa ad un livello tale, da rendere poi “facile” la sua realizzazione.

Il processo creativo, in secondo luogo, richiede una costante “ dose di coraggio ” che forzi il superamento della realtà corrente.

L'individuo / organizzazione è combattuto / a tra le forze di resistenza (i cosiddetti “killer”, fatti e persone che “mettono il bastone tra le ruote”) e la tensione creativa che spinge verso la propria visione.

Occorre il coraggio di passare da una modalità di lavoro certa e determinata, ad una incerta e molteplice, il coraggio di mettere un repentaglio tempo, risorse economiche e soprattutto se stessi: cioè il coraggio di rischiare l'insuccesso.


Occorre superare quella barriera iniziale (“l’energia di attivazione” del processo creativo) che ostacola della visibilità e il raggiungimento della metà.

Troppo spesso, invece, si scivola verso una “visione al ribasso” dell'idea stessa, pur di evitare di vivere i rischi dell'insuccesso, ripiegando quindi su una dimensione inferiore, più comoda, perché certa.

 

Come si può facilitare il processo creativo?

Se per l'individuo è difficile sottrarsi a questo meccanismo, come si può facilitare il processo creativo?

Il delicato equilibrio che muove questo microsistema, la contrapposizione tra le forze di resistenza e la visione creativa, è sostenuta da due pilastri: da un lato dagli aspetti psicologici e sociali (emotivo / creativi) e dall'altro dagli aspetti metodologici (razionali).

Questi duplici aspetti riproducono il bilateralismo che caratterizza il nostro cervello.

La capacità di alimentare e governare al meglio questa caratteristica, nel singolo e poi nel gruppo, costituisce la leva virtuosa per sviluppare con successo e senza incertezze nei processi innovativi nelle organizzazioni.

L'approccio sistemico all'innovazione richiede l'applicazione di metodologie che integrano gli aspetti emotivi-creativi a supporto delle tecniche ingegneristiche (razionali) per massimizzare il bilateralismo tra inconscio e razionalità che caratterizza l'individuo e che anima lo stesso processo creativo.

Affrontiamo le tecniche ingegneristiche, in particolare ci soffermiamo sulla TRIZ.

 

La TRIZ

Acronimo in russo ( Teoriya Resheniya Izobreatatelskikh Zadatch ) per “ Teoria della Risoluzione dei Problemi Inventivi ”.

È una metodologia supportata da una serie di strumenti sviluppati da Genrich Altshuller, a partire dagli anni Quaranta, attraverso un'analisi statistica su un vasto numero di brevetti.
 

 

Il complesso architettonico che prevede TRIZ si basa su tre osservazioni:
  1. i sistemi tecnici evolvono secondo leggi oggettive e tendono a massimizzare il loro grado di idealità, espresso come rapporto tra le funzioni utili fornite dal sistema e le funzioni dannose all'interno del sistema;
  2. qualsiasi problema tecnico specifico può essere ricondotto , tramite un processo di astrazione, un modello generale e i processi logici di risoluzione possono essere raggruppati in un numero finito di «principi risolutivi»;
  3. dato il numero finito di modelli del problema e di principi risolutivi, soluzioni concettualmente identiche possono essere applicate a problemi tecnici apparentemente diversi. Ne deriva che la conoscenza svolge un ruolo centrale e fondamentale nell'attività inventiva.


Altshuller partendo dalle sue osservazioni e dai “principi risolutivi” giunse ad un perfezionamento di un algoritmo per la risoluzione dell'invenzione dei problemi rendendo il processo ripetibile e applicabile ad ogni caso: una vera e propria teoria dell'invenzione.

La TRIZ è una metodologia che non pretende di sostituire i "tecnici", custodi del know-how aziendale, ma di guidarli, attraverso una sequenza operativa, verso un uso innovativo delle proprie conoscenze .


Gli strumenti principali di cui TRIZ si avvale sono:

  • la matrice delle contraddizioni,
  • i 40 principi inventivi,
  • i principi di separazione,
  • la visione ideale della soluzione,
  • le leggi evolutive,
  • istruzioni delle risorse e ARIZ, l'algoritmo per la risoluzione dei problemi inventivi.

Attraverso gli strumenti combinati di questi strumenti è possibile:

  • accelerare i processi di innovazione;
  • rendere più efficienti le attività di ricerca e sviluppo , accrescendo il rapporto tra soluzioni efficaci proposte e risorse impiegate;
  • mettere un punto un prodotto o un processo che si differenzia sul mercato per creatività, contenuto inventivo , o per il modo originale con cui viene soddisfatto un bisogno dell'utenza.


La TRIZ mira a identificare una soluzione unica del problema, quella migliore che può essere immaginata e da qui inizia il percorso di innovazione offerto da tutti gli strumenti per realizzarla. In questo si differenzia dall'approccio più tradizionale che vede piuttosto il miglioramento progressivo di ciò che già esiste.
In particolare:

  • La TRIZ aiuta a ricostruire le dinamiche e le cause che hanno portato al problema , attraverso strumenti di modellazione avanzati e una visione delle cose molto razionali.
  • Alla base di TRIZ c'è un uso intelligente delle conoscenze racchiuse nei brevetti.
  • Strumenti di ricerca di informazioni, creati creati a supporto di TRIZ, impostati per accelerare i tempi di innovazione e incrementare la qualità delle soluzioni.

 

Esempi di applicazioni della TRIZ nel settore agroalimentare.

In seguito sono illustrati alcuni esempi di applicativi della teoria TRIZ, nella cui descrizione sono evidenziati e evidenziati i principi inventivi presenti e gli strumenti che sono stati usati. 

Uova che avvertono da sole quando sono pronte

In questa applicazione un'analisi della risorsa ha permesso la realizzazione di uova che, una cottura avvenuta, dicono “da sole” quando l'uovo è pronto.

Infatti, grazie all'analisi della temperatura, e del tempo trascorso, quando l'uovo è pronto, sulla sua superficie appare un logo che indica l'ultimazione della cottura.

Esistono più versioni, a seconda che si voglia l'uovo sodo oppure alla coque (www.timesonline.co.uk).

 

 

Pasta-Timer

Simile alla precedente applicazione, il PASTA-TIMER segnala quando i vari tipi di pasta sono cotti alla perfezione, attraverso le risorse tempo e temperatura. Infatti, sfruttando queste due grandezze, il PASTA-TIMER cambia colore a seconda del grado di cottura della pasta, assecondando le esigenze di chi vuole la pasta più o meno cotta (www.organize-everything.com).

 

  

Frigoriferi funzionanti senza elettricità

Questo esempio è la domanda diretta di alcune delle leggi evolutive presenti nella teoria TRIZ, che afferma che i sistemi evolvono aumentando il loro grado di idealità e utilizzando minori fonti energetiche. Questi frigoriferi, che usano senza elettricità, per il raffreddamento del cibo, funzionano necessariamente espansioni e cambiamenti di stato dell'ammoniaca, butano e acqua (www.eco-trees.blogspot.com).

 

  

  Contenitori pieghevoli

L'invenzione del principio di separazione e del principio inventivo “dinamizzazione”, ha permesso l'idea di questa semplice ma efficace invenzione, in cui il contenitore è adatto al proprio contenuto, fino a quasi scomparire quando è vuoto, compreso così un indiscutibile risparmio di spazio (www.order.tupperware.com).

  


Sale e agitare

Questa è una diretta applicazione del principio inventivo "segmentazione", in cui un normale pacchetto di patatine è stato aggiunto in un piccolo contenitore interno contenente sale, per ogni acquisto di vendita nelle quantità preferite le proprie patatine (Triz-journal).

 

   

Patatine fritte in forno

Il principio inventivo “azione preliminare” ha guidato questa invenzione, molto diffusa nell'agroindustria, nella quale, per permettere una cottura in forno di patatine fritte, esse subiscono un trattamento di pre-frittura precedente alla loro commercializzazione.

 

 

 Confezionamenti cambia colore

Alla base di questa invenzione vi è il principio inventivo “cambia colore” , grazie a quale sono si è la scoperta della particolare proprietà di alcuni polimeri di cambiare il proprio colore in base alla sollecitazione a cui vengono sottoposti. Applicazione, come noto, soprattutto nel campo del packaging (Triz-Journal).

 

 

 Latte trasparente

Applicando il principio di separazione, si è scoperto che l'aggiunta di particolari enzimi eliminavano il caratteristico colore bianco del latte, lasciandone immutate tutte le sue proprietà nutritive (www.dsm.com).
Parimenti, va ricordato nella produzione di latte UHT, privo di lattosio, è stato applicato lo stesso principio, ma in questo caso l'individuazione e la realizzazione del processo non è attribuibile alla TRIZ, che all'epoca non era ancora di dominio pubblico.

Ma quest'ultimo esempio ci fa però cogliere come i vari principi inventivi (40 ne ha individuati Altshuller) sono presenti in modalità diverse in ciascun caso e si ricompongano nelle varie applicazioni e nelle varie forme della conoscenza umana.

 

Conclusioni

I problemi si ripetono ... ... ... ... le soluzioni si ripetono!

Concludiamo con un quesito, che dovrebbe essere molto meglio incluso questa affermazione:


Cosa hanno in comune una nocciolina, un diamante ed un peperone?!?

Ma ecco alcune spunti di riflessione che, in particolare, per il mondo alimentare non devono essere sconosciuti:

- Come sbucciare grandi quantità di noccioline?
- Quale è il metodo più efficace per dividere in parti “pure” i diamanti che presentano cricche o difetti interni?
- Come rimuovere i semi di un peperone?
 

Dott. Gianfrancesco Meale

Process Innovation Manager

 


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